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IL SOLE A OCCIDENTE IN ALBANIA

A due anni di distanza dalla pubblicazione del mio primo libro in albanese, il 13 novembre 2025 torno alla Fiera del Libro di Tirana per presentare “Dielli në perëndim”, ovvero “Il Sole a Occidente” tradotto in albanese dalla bravissima ed entusiasta Silvi Hysni Aruçi, sempre per l’editore Botimet Jozef. Ormai mi sento di casa in Albania, e sono sempre grato per la straordinaria accoglienza e ospitalità a me riservata. Dopo la presentazione al Salone dei Congressi e le foto e dediche di rito, ho avuto ancora una volta l’occasione di gustare la cucina albanese e i loro ottimi vini, una scoperta continua. A questo punto non posso che dire “arrivederci” ai miei lettori albanesi!

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IL SOLE A OCCIDENTE ALL’ACQUA ALTA

E finalmente il mio “Sole a Occidente” è tornato nella sua patria veneziana, con un firmacopie che si è tenuto il 24 marzo 2022 nella splendida libreria “Acqua Alta”, che ogni appassionato di lettura certamente conosce. Ovviamente con lui è stato presente anche il fratello francese, “L’Ange de la Décadence”, a disposizione dei lettori d’Oltralpe. Una splendida giornata nella quale ho potuto parlare con il pubblico interessato e che ho concluso, ça va sans dire, insieme ai miei amici di Venezia (e non solo) con brindisi e ubriacate nei bacari.

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ACQUA ALTA!

Tra una settimana il mio romanzo “Il sole a occidente” tornerà a Venezia, sua patria. E lo farà in una delle librerie più belle d’Italia (e del mondo, a mio avviso): dalle 16,00 alle 18,30 sarò presente alla libreria “Acqua Alta” per una chiacchierata, un firmacopie e un immancabile bicchiere di prosecco, parlando di Venezia, di decadenza e d’eleganza.

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LE CENERI

L’isola di San Michele, cimitero di Venezia.

“Come ogni anno, il martedì grasso si era presentato sotto i migliori auspici nonostante le condizioni fisiche seriamente minate dai giorni precedenti. Tuttavia, man mano che si capitolava verso la conclusione, l’inquietudine negli animi cresceva. Quando l’ultima nota dell’ultima canzone dell’ultima festa si abbatteva come una scure sull’intero Carnevale, l’inquietudine si trasformava in disperazione e si era presi da una frenesia – a volte patetica – di prolungare con ogni mezzo quell’agonia. Allora si finiva in qualche festa che si trascinava ormai disfatta o si cercava di radunare nella propria abitazione qualche altro disperato, per vivere le prime ore delle Ceneri come se il Carnevale non fosse mai finito. Tuttavia gli animi non avevano più la stessa leggerezza di poche ore prima e si spalancava sotto di loro un abisso senza speranza.”

(tratto da “Il sole a occidente” parte II, capitolo II)

(in foto l’isola di San Michele, il cimitero di Venezia, la sera delle Ceneri di qualche anno fa)

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LA MIA TORCELLO

È il mio luogo del cuore. Il primo fra tutti fin dall’infanzia. L’unico a essersi conservato identico a come l’ho conosciuto la prima volta, perché l’isola di Torcello ha avuto il suo splendore e la sua vita molti secoli fa e adesso riposa in braccio alla laguna nel suo eterno tramonto, senza il bisogno di andare avanti. Lasciatela così, vi prego, non violentatela. Lasciate almeno questo estremo lembo di silenzio fuori dal rumore del mondo e lasciatemi viverla ancora in quelle passeggiate solitarie al di là del campanile, dove si apre la laguna, quelle passeggiate che hanno ispirato gran parte del mio romanzo “Il Sole a Occidente”. Voglio assaporare ancora la sua bellezza struggente dal vivo, non solo nel ricordo, come ormai per tutto.

“Andavano a passeggiare lungo i lembi estremi dell’isola, intorno alla palude, dove nessuno aveva mai osato – o voluto – andare, dove esplodeva l’infinito della laguna settentrionale. Su quelle colonne d’Ercole si fermava il mondo da loro conosciuto e desiderato. Più oltre c’erano solo le vestigia sommerse dell’Antichità scampata alle distruzioni dei Barbari, c’era il fantasma di Romolo Augustolo, ultimo imperatore-larva dell’Impero Romano d’Occidente, che assisteva alla morte del suo impero ridendo, tra le congiure dei pretoriani e le carezze lascive delle cortigiane. Oh, non volervi, non potervi un po’ morire!

Rimanevano a respirare la palude e il ricordo della malaria nel silenzio totale. A volte si udiva il motore di un’imbarcazione lontana, altre un campanile che batteva i Vespri – chissà da quale isola – altre ancora il verso dei cormorani che volavano radenti sull’acqua, ma la maggior parte del tempo erano immersi nel silenzio, le mani e le labbra unite. Poi, quando il sole iniziava la sua discesa, si scuotevano appena in tempo per prendere l’ultimo vaporetto per Venezia, correndo mano nella mano per i canneti e attraversando il ponte del Diavolo fino all’imbarcadero.”

(Da “Il Sole a Occidente”, ed. Historica 2016)

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IL PRIMO ROMANZO

Non c’è niente da fare, il primo romanzo pubblicato ti ruba per sempre un pezzetto di cuore, come il primo amore. Ricordo ogni momento di quella “tortura meravigliosa” (come Henry Miller definiva la scrittura) che fu la prima stesura del mio “Il sole a occidente”, chiuso in quell’appartamentino sulle Fondamente Nove nell’estate di qualche anno fa: solo io, l’inchiostro, e Venezia (e tanto prosecco, ça va sans dire). La gestazione – fatta di amplessi, litigi e feroci riscritture – durò poi tre anni, e altrettanti ne richiese la pubblicazione, quel momento preciso in cui ti separi per sempre dalla tua creazione, quando la vedi stampata e conclusa tra gli scaffali di una libreria, e non ti appartiene più, e sei costretto a lasciarla andare sulle proprie gambe per il mondo.
Un mondo che adesso è ben peggiore di quello in cui viveva solo pochi anni fa Tancredi, il protagonista del romanzo. Non solo la Bellezza, l’Arte, la Poesia, il Piacere sono stati definitivamente annientati dalla pseudocultura di massa globalizzata e indifferenziata, ma l’essere umano è ormai incapace perfino di percepirli (con buona pace di Cocteau): non ne ha più i mezzi intellettivi e, soprattutto, spirituali. L’aveva ben compreso Tancredi, rinunciando a qualsiasi lotta contro quel volgare mostro che livella tutto e tutti verso il basso, e rifugiandosi nella sua torre d’avorio veneziana con pochissimi eletti, nell’estremo tentativo di fare della propria vita un’opera d’arte, al di là della morale, al di là del bene e del male.
Ho sofferto con lui, come si soffre per un amico che compie una scelta coraggiosa ma disperata, come ho sempre sofferto per i Des Esseintes, i Gray e gli Sperelli coi quali mi auguro che Tancredi stia ora bevendo un assenzio alla salute di quei pochi che si ostinano a combattere ancora, nonostante la certezza della sconfitta.

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DAMA VENEZIA

“Quel giorno di maggio del 1797 in cui Venezia avvistò alle bocche di Malamocco le navi del futuro “imperatore dei francesi”, capì che la propria indipendenza era finita per sempre e che per sopravvivere, negli anni a venire, sarebbe stata costretta a matrimoni forzati col dominatore di turno. Sapeva che quell’ometto gonfio di sé non sarebbe stato capace – né degno – di farsi soggiogare dal suo fascino, quindi rinunciò a vestirsi coi suoi abiti migliori. Ne aveva tanti, accumulati nei secoli e indossati alle ultime feste durante le quali, consapevole della fine imminente, si era lasciata andare a tutti gli eccessi; ma quel giorno indossò un semplice tabarro di seta e si coprì il viso con una pesante veletta nera, prendendo un lutto che non abbandonò più. […]

Col tempo divenne sempre più taciturna e impenetrabile, eppure capace di leggere nell’animo degli esseri umani che si perdevano nei suoi dedali. Ma solo ad alcuni di essi accordò l’immenso privilegio di spingersi nei suoi recessi più intimi e di respirare l’alito della sua anima più vera, al prezzo di un’eterna e incondizionata devozione. E solo a quei pochi permise durante il Carnevale, quando smetteva il tabarro nero e tornava a indossare lo sfarzo dei secoli migliori, di godere dei suoi gioielli nascosti. Si trattava di spiriti macerati dalla continua ricerca del Bello, dalle emozioni artificiali, spiriti sfibrati dall’abitudine di smarrirsi nei propri mondi. Essi erano i prescelti.”

Tratto da “Il sole a Occidente”, ed. Historica (2016)

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LE FONDAMENTE NOVE

“Davanti alle Fondamente Nove cercava l’ispirazione da quell’inutile sole invernale, che avrebbe donato ancora per qualche minuto pallidi riflessi paglierini all’isola di San Michele.”

da “Il Sole a Occidente”, parte III, cap. IV

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I TETRARCHI

Sempre lì ad aspettarmi, i Tetrarchi, a ricordarmi l’ispirazione che mi donarono ormai dieci anni fa, quando scrissi in un mese di isolamento veneziano “Il sole a Occidente” ora tradotto anche in francese come “L’ange de la décadence”.

Proprio loro hanno dato il titolo a una sezione del romanzo, che si conclude con queste parole, quando i quattro protagonisti si abbracciano:

“Un solo corpo, una sola emozione che può volare più in alto di qualsiasi altra cosa. E in questo preciso istante i Tetrarchi tornano a essere quel blocco unico di porfido, quell’unità originaria contenuta nella pietra prima che lo scalpello di quell’ignoto scultore bizantino la portasse allo scoperto, sciogliendola per sempre.”

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SALONE DEL LIBRO DI PARIGI

Pomeriggio di dediche per il mio romanzo “L’Ange de la décadence” (traduzione francese de “Il sole a occidente”, a cura di Carole Salas e Christelle Trautmann, edito da La Tour Verte) al Salone del libro di Parigi, il 15 marzo 2019.

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CA’ ZENOBIO, VENEZIA

Presentazione della versione francese del mio romanzo “Il sole a occidente” dal titolo “L’Ange de la décadence” (ed. La Tour Verte) il 2 marzo 2019 a palazzo Zenobio degli Armeni, a Venezia, durante una festa in costume per il Carnevale.

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LA COUPOLE, PARIGI

Presentazione della versione francese de “Il sole a occidente” con il titolo “L’Ange de la décadence” a La Coupole di Parigi il 12 gennaio 2019.

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CAFFÈ PEDROCCHI – PADOVA

Magnifica presentazione de “Il sole a occidente” allo storico Caffè Pedrocchi di Padova il 20 maggio 2016, in compagnia di Marco Ongaro.

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LIBRERIA CULTORA 12-III-2016

È stata la prima presentazione in assoluto del mio primo romanzo e, ironia della sorte, posseggo solo questa foto. Tuttavia, rappresenta un giorno speciale per me, come speciali sono stati i miei presentatori: il grande scrittore Paolo di Paolo, che aveva già notato e apprezzato il mio romanzo permettendogli di arrivare in finale al concorso “Orlando Esplorazioni” (altra ironia della sorte) del 2015; e la carissima amica Annalisa Cignitti, intervenuta in veste di storica dell’arte, per un romanzo che ha voluto celebrare la Bellezza in tutti i suoi aspetti.

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CENTRALE – VENEZIA

Presentazione in anteprima de “Il sole a occidente” al ristorante “Centrale” di Venezia, nella domenica di Carnevale del 7 febbraio 2016, supportato da Alex Pietrogiacomi e Massimiliano Mocchia di Coggiola per il numeroso pubblico intervenuto in costume storico. Non poteva esserci anteprima migliore!

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IL SOLE A OCCIDENTE

Un giovane artista sceglie di rifugiarsi nella sua torre d’avorio a Venezia e di fare della propria esistenza un’opera d’arte, elevando l’estetismo a etica di vita al di là del bene e del male. Nella sua sofferta quanto anacronistica ricerca di bellezza, questo dandy contemporaneo condurrà i suoi giorni oltre ogni regola morale e materiale tra la città lagunare, Roma, Parigi e l’India.

Romanzo neo-decadente, provocatorio, ironico, controcorrente, poetico e allo stesso tempo crudo, che trascina il lettore in una realtà governata dalla sola ragione estetica, destinata inevitabilmente a scontrarsi con un mondo massificato in cui la Bellezza è ormai sconfitta.

Epigrafe del libro.
Lawrence Alma Tadema – Le rose di Eliogabalo, 1888
Incipit del romanzo.
Belvedere del Pincio, Roma.
Il castello dei marchesi di Merteuil, Francia.
Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia.
Un Carnevale a Venezia.
Isola del Cimitero di San Michele, Venezia.
Caffè Florian, Venezia.
Quarta di copertina.
I Tetrarchi – Basilica di San Marco, Venezia.