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IL PRIMO ROMANZO

Non c’è niente da fare, il primo romanzo pubblicato ti ruba per sempre un pezzetto di cuore, come il primo amore. Ricordo ogni momento di quella “tortura meravigliosa” (come Henry Miller definiva la scrittura) che fu la prima stesura del mio “Il sole a occidente”, chiuso in quell’appartamentino sulle Fondamente Nove nell’estate di qualche anno fa: solo io, l’inchiostro, e Venezia (e tanto prosecco, ça va sans dire). La gestazione – fatta di amplessi, litigi e feroci riscritture – durò poi tre anni, e altrettanti ne richiese la pubblicazione, quel momento preciso in cui ti separi per sempre dalla tua creazione, quando la vedi stampata e conclusa tra gli scaffali di una libreria, e non ti appartiene più, e sei costretto a lasciarla andare sulle proprie gambe per il mondo.
Un mondo che adesso è ben peggiore di quello in cui viveva solo pochi anni fa Tancredi, il protagonista del romanzo. Non solo la Bellezza, l’Arte, la Poesia, il Piacere sono stati definitivamente annientati dalla pseudocultura di massa globalizzata e indifferenziata, ma l’essere umano è ormai incapace perfino di percepirli (con buona pace di Cocteau): non ne ha più i mezzi intellettivi e, soprattutto, spirituali. L’aveva ben compreso Tancredi, rinunciando a qualsiasi lotta contro quel volgare mostro che livella tutto e tutti verso il basso, e rifugiandosi nella sua torre d’avorio veneziana con pochissimi eletti, nell’estremo tentativo di fare della propria vita un’opera d’arte, al di là della morale, al di là del bene e del male.
Ho sofferto con lui, come si soffre per un amico che compie una scelta coraggiosa ma disperata, come ho sempre sofferto per i Des Esseintes, i Gray e gli Sperelli coi quali mi auguro che Tancredi stia ora bevendo un assenzio alla salute di quei pochi che si ostinano a combattere ancora, nonostante la certezza della sconfitta.

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DAMA VENEZIA

“Quel giorno di maggio del 1797 in cui Venezia avvistò alle bocche di Malamocco le navi del futuro “imperatore dei francesi”, capì che la propria indipendenza era finita per sempre e che per sopravvivere, negli anni a venire, sarebbe stata costretta a matrimoni forzati col dominatore di turno. Sapeva che quell’ometto gonfio di sé non sarebbe stato capace – né degno – di farsi soggiogare dal suo fascino, quindi rinunciò a vestirsi coi suoi abiti migliori. Ne aveva tanti, accumulati nei secoli e indossati alle ultime feste durante le quali, consapevole della fine imminente, si era lasciata andare a tutti gli eccessi; ma quel giorno indossò un semplice tabarro di seta e si coprì il viso con una pesante veletta nera, prendendo un lutto che non abbandonò più. […]

Col tempo divenne sempre più taciturna e impenetrabile, eppure capace di leggere nell’animo degli esseri umani che si perdevano nei suoi dedali. Ma solo ad alcuni di essi accordò l’immenso privilegio di spingersi nei suoi recessi più intimi e di respirare l’alito della sua anima più vera, al prezzo di un’eterna e incondizionata devozione. E solo a quei pochi permise durante il Carnevale, quando smetteva il tabarro nero e tornava a indossare lo sfarzo dei secoli migliori, di godere dei suoi gioielli nascosti. Si trattava di spiriti macerati dalla continua ricerca del Bello, dalle emozioni artificiali, spiriti sfibrati dall’abitudine di smarrirsi nei propri mondi. Essi erano i prescelti.”

Tratto da “Il sole a Occidente”, ed. Historica (2016)

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LE FONDAMENTE NOVE

“Davanti alle Fondamente Nove cercava l’ispirazione da quell’inutile sole invernale, che avrebbe donato ancora per qualche minuto pallidi riflessi paglierini all’isola di San Michele.”

da “Il Sole a Occidente”, parte III, cap. IV

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I TETRARCHI

Sempre lì ad aspettarmi, i Tetrarchi, a ricordarmi l’ispirazione che mi donarono ormai dieci anni fa, quando scrissi in un mese di isolamento veneziano “Il sole a Occidente” ora tradotto anche in francese come “L’ange de la décadence”.

Proprio loro hanno dato il titolo a una sezione del romanzo, che si conclude con queste parole, quando i quattro protagonisti si abbracciano:

“Un solo corpo, una sola emozione che può volare più in alto di qualsiasi altra cosa. E in questo preciso istante i Tetrarchi tornano a essere quel blocco unico di porfido, quell’unità originaria contenuta nella pietra prima che lo scalpello di quell’ignoto scultore bizantino la portasse allo scoperto, sciogliendola per sempre.”

Eventi, Media

SALONE DEL LIBRO DI PARIGI

Pomeriggio di dediche per il mio romanzo “L’Ange de la décadence” (traduzione francese de “Il sole a occidente”, a cura di Carole Salas e Christelle Trautmann, edito da La Tour Verte) al Salone del libro di Parigi, il 15 marzo 2019.

Eventi, Media

CA’ ZENOBIO, VENEZIA

Presentazione della versione francese del mio romanzo “Il sole a occidente” dal titolo “L’Ange de la décadence” (ed. La Tour Verte) il 2 marzo 2019 a palazzo Zenobio degli Armeni, a Venezia, durante una festa in costume per il Carnevale.

Eventi, Media

LA COUPOLE, PARIGI

Presentazione della versione francese de “Il sole a occidente” con il titolo “L’Ange de la décadence” a La Coupole di Parigi il 12 gennaio 2019.

Eventi, Media

CAFFÈ PEDROCCHI – PADOVA

Magnifica presentazione de “Il sole a occidente” allo storico Caffè Pedrocchi di Padova il 20 maggio 2016, in compagnia di Marco Ongaro.