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IL VACCINO CI RENDERÀ LIBERI

Buffo, e leggermente inquietante, che queste parole le abbia pronunciate proprio Angela Merkel nel suo ultimo discorso da Cancelliera. «Ogni vaccinazione è un passo verso la normalità» ha aggiunto. Già. La ormai famosa “nuova normalità”, dove per lavorare, viaggiare, cenare, fare sport, ballare e avere una vita sociale si avrà bisogno di un lasciapassare concesso dall’Autorità, il cosiddetto “Green Pass”. Senza di esso ci si trasformerà in cittadini di serie B, in reietti. È ormai evidente, come del resto è stato evidente fin dall’inizio (ne scrissi appunto nel marzo e nell’aprile del 2020), che il punto di arrivo di tutta questa vicenda sarebbe stata una progressiva revoca delle libertà personali e dei diritti costituzionali con il plauso del popolo stesso, ma francamente nemmeno io – notoriamente pessimista – credevo si sarebbe arrivati a tanto.

Fermatevi a pensare, tutti, vaccinati e non-vaccinati, non importa, perché la pandemia è solo una scusa, è la maschera sul volto discriminatorio di questo provvedimento: se accetteremo supinamente il “Green Pass”, impauriti dal vile ricatto di nuove chiusure – perché la malattia ormai non fa più paura a chi è vaccinato – permetteremo l’instaurarsi IRREVERSIBILE di un concetto contrario a qualunque Stato di diritto, ovvero che per poter vivere la propria vita si avrà bisogno di un’autorizzazione concessa a seguito di un trattamento sanitario, o di chissà cos’altro in futuro. Sì perché adesso è importante far passare questo principio sulle ali della pandemia, ma una volta instaurato non si tornerà più indietro e la nostra esistenza sarà per sempre subordinata a un QR CODE, concesso o revocato a discrezione dell’Autorità in base alle necessità del momento, che potranno anche non essere più solo sanitarie.

Fermatevi a pensare all’enormità di questo principio che si sta viscidamente insinuando sotto il clamore delle battaglie tra vaccinati e non-vaccinati. Posate l’ascia di guerra e sollevate lo sguardo al di là delle contingenze verso il futuro di noi tutti come uomini liberi, perché proprio questo è in gioco ora. Il Rubicone del lasciapassare è ormai varcato, e non si tornerà più indietro. Se i non-vaccinati ne subiranno immediatamente gli effetti e, immagino, vi si opporranno con ogni mezzo, il mio appello si rivolge soprattutto ai vaccinati che si sentono liberi con il loro QR CODE in tasca. È solo un’illusione, non siamo più liberi, nessuno: né all’esterno i reietti senza lasciapassare che schiacceranno il naso contro le vetrine dei ristoranti, né all’interno gli eletti obbedienti bravi cittadini che ingurgiteranno il loro amaro pasto di uomini in libertà vigilata.

Nell’ultimo anno e mezzo in tutto il mondo sono passati, con la scusa della pandemia, principi autoritari che mai avremmo immaginato: lockdown, coprifuoco, tracciamento, trattamenti sanitari obbligatori. Dopo lo sgomento iniziale ora sono diventati la normalità, tanto da venir agitati come spettri ormai con estrema disinvoltura da ogni uomo di governo: o fate i bravi (qualunque cosa voglia dire) o VI CHIUDIAMO. Punto. Eccola “la nuova normalità”. E in questa normalità è entrato anche il lasciapassare per vivere, a imitazione di ciò che avviene già da anni in Cina (andatevi a informare), democrazia notoriamente liberale da prendere a modello. Ci saranno i cittadini “buoni” da una parte e i “cattivi” dall’altra, privati dei loro diritti umani e sociali. Chi ha un minimo di conoscenze storiche, sa che questa divisione dei cittadini sta SEMPRE alla base dell’instaurarsi di una dittatura, ne costituisce il primo passo, quando il regime non ha ancora mostrato il suo vero volto ed è solo interessato a far passare i suoi principi discriminatori come “normali”.

Giova ricordare le parole di Primo Levi:

«Non iniziò con le camere a gas. Non iniziò con i forni crematori. Non iniziò con i campi di concentramento e di sterminio. […]

Iniziò con i politici che dividevano le persone tra “noi” e “loro”. Iniziò con i discorsi di odio e di intolleranza, nelle piazze e attraverso i mezzi di comunicazione. Iniziò con promesse e propaganda, volte solo all’aumento del consenso. Iniziò con le leggi che distinguevano le persone in base alla “razza” e al colore della pelle. Iniziò con i bambini espulsi da scuola, perché figli di persone di un’altra religione. Iniziò con le persone private dei loro beni, dei loro affetti, delle loro case, della loro dignità. Iniziò con la schedatura degli intellettuali. Iniziò con la ghettizzazione e con la deportazione.

Iniziò quando la gente smise di preoccuparsene, quando la gente divenne insensibile, obbediente e cieca, con la convinzione che tutto questo fosse “normale”.»

Anche adesso cominciamo a pensare che tutto questo sia “normale”. Certo, bisogna contestualizzare le parole di Levi ed estrarne il concetto, tenendo presente che le dittature del ventunesimo secolo non avranno le sembianze esplicite di quelle del secolo scorso con dittatori in fez e parate militari. Saranno subdole, mascherate e mutevoli, ma la prassi è la medesima, come giustamente nota A. G. Biuso: «e quindi vediamo in atto una forma di totalitarismo nuova ma dai caratteri ancora fortemente novecenteschi: informazione sottoposta ai governi, discriminazione simbolica e prassica nei confronti di categorie ben identificate di cittadini dei quali si decreta la morte sociale (apartheid), violenza psicologica, minacce e insulti verso chi non è d’accordo con alcune decisioni delle autorità in carica.»

Ovviamente non sono più la razza o la religione a dividere i buoni dai cattivi, ma il principio rimane lo stesso. A volte anche le parole. Il generale Figliuolo ha richiesto alle regioni la “schedatura” dei renitenti al vaccino per sottoporli a “chiamata attiva”; il sempre illuminante Giorgio Agamben cita nel suo ultimo articolo (che vi invito a leggere) «la dichiarazione irresponsabile di un uomo politico, che, riferendosi a coloro che non si vaccinano, ha detto, senza accorgersi di usare un gergo fascista: “li purgheremo con il Green Pass”.»

Potrei continuare a citare esempi, potrei riportare frasi di Simone Weil o di Goebbels, potrei usare l’inflazionatissima filastrocca “Prima vennero a prendere, ecc. ecc.”, ma questo è un esercizio di pensiero che deve fare ognuno di noi per arrivare a comprendere da sé l’enormità di questo provvedimento e il punto di non-ritorno che andrà a marcare. E una volta compreso verrà naturale, se siamo uomini liberi, boicottarlo con ogni mezzo. Che siamo vaccinati o no. Lo ripeto, qui non si tratta di discutere se bisogna o meno vaccinarsi: è una scelta personale che riguarda la sovranità di decisione sul proprio corpo. Il vaccino protegge efficacemente dagli esiti gravi della malattia, ma non dal contagio (come per esempio dimostrano, oltre agli studi, i numeri dell’Inghilterra) per cui è una scelta esclusivamente individuale sulla quale non entro in merito. Il Green Pass è invece un provvedimento liberticida che riguarda la società intera, contro il quale ogni uomo libero – vaccinato o meno – dovrebbe insorgere.

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L’ANCIEN RÉGIME

“Qui n’a pas vécu dans l’Ancien Régime n’a pas connu le plaisir de vivre.”

(Charles- Maurice Talleyrand-Périgord)

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PASSERÒ PER PIAZZA DI SPAGNA

Perché Roma in primavera è così, uno sfolgorare di luce e colori, fiori e odori, spesso tanto invadente da riuscire a mascherare con una pennellata di retorica felicità anche il male di vivere. L’atmosfera di stamattina mi ha infatti ricordato la struggente “Passerò per piazza di Spagna”, una delle ultime poesie di Cesare Pavese, dedicata all’amore non corrisposto per Constance Dowling, scritta poco prima di togliersi la vita nell’agosto del 1950.

“Sarà un cielo chiaro.
S’apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell’aria ferma.

I fiori spruzzati
di colori alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.

S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane ‒
sarà questa la voce
che salirà le tue scale.

Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S’aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.

Sarai tu ‒ ferma e chiara.”

Cesare Pavese, “Passerò per piazza di Spagna” (da “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, Einaudi, 1951)

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21 APRILE 2774

Prestami ascolto, Roma, bellissima regina del mondo interamente tuo, accolta fra le celesti volte stellate.Prestami ascolto, tu madre degli uomini, madre degli dèi: grazie ai tuoi templi non siamo lontani dal cielo.Te cantiamo, e canteremo, sempre, finché lo concedono i fati, nessuno può essere in vita e dimentico di te.

Dedico l’incipit dell’ode “Roma” dal poema di Rutilio Namaziano “De reditu” (415 d.C.) e la locandina francese del film “Roma” di Federico Fellini a te, Città Eterna, nel giorno del tuo 2774° compleanno.

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A PIAZZA DANTE

A piazza Dante, un luogo simbolo della Roma umbertina dal sapore di una Torino inondata di sole, rendo omaggio alla straordinaria camicia dei Fratelli Mocchia di Coggiola che, partendo proprio dal Piemonte, sono diventati fulgidi alfieri della creatività sartoriale italiana.

Foto Jurek Kralkowski

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BUON COMPLEANNO, MARCHESA!

Dipinto di Augustus Edwin John, 1919.

Il 23 gennaio di 140 anni fa nasce a Milano quella che sarà la Marchesa Luisa Casati Stampa. “Voglio essere un’opera d’arte vivente”. In questa sua asciutta dichiarazione è contenuto tutto il suo progetto di vita, l’unico che aveva, e che portò a pieno compimento. Ma andò oltre, forse oltre anche le sue stesse intenzioni: con lei – e solo grazie a lei – nasce quella che oggi si definisce “arte performativa”. C’è chi, come d’Annunzio (amante e per sempre amico della Marchesa, tra l’altro), ha voluto fare della propria vita un’opera d’arte; chi, come lei, ha voluto invece essere SE STESSA un’opera d’arte.
C’è una grande differenza, ben conosciuta da tutti gli artisti performativi. A loro mi rivolgo con l’invito a non dimenticare mai la scintilla divina che li ha generati, e a rivolgere oggi all’immortale Marchesa un pensiero di affetto e gratitudine.

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31 DICEMBRE 2020

Qualche giorno fa, a un amico che mi chiedeva come stessi, ho risposto che oscillavo tra la malinconia e la rassegnazione. «Sostengo la malinconia» mi ha detto, «ma la rassegnazione va presa a bastonate sul naso!».

Sì, aveva ragione.

Dunque stasera siate più belli del più bel Capodanno mai vissuto, curate ogni particolare più del necessario, e celebrate l’inizio del nuovo anno in magnificenza come non avete mai fatto.

Perché la Bellezza salverà il mondo solo se noi salveremo la Bellezza.

Tanti auguri, cari amici.

Photo Jurek Kralkowski

Citazione sulla Bellezza Sergio A. Gaiti

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I TRE SECOLI DEL FLORIAN

Il Caffè dove ho trascorso più giorni – e che giorni! – nella mia vita, oggi compie trecento anni. Trecento.

Caro Caffè Florian, ti auguro oggi più che mai di splendere per altri tre secoli almeno, e che la tua luce possa fulminare all’istante chi ci vorrebbe seduti da Starbucks.