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PIANETI, METALLI E UOMO (3/8): L’ARGENTO E LE FORZE LUNARI

Francesco Hayez, “Artemide”

Per avere una prima immagine del metallo argento quale espressione terrestre dei processi lunari, è sufficiente porsi in netta polarità con le caratteristiche del piombo esaminate nello scorso articolo: l’argento ha una meravigliosa lucentezza e un suono limpido e chiaro, si può forgiare finemente, ma fonde solo a temperature elevate. D’altra parte già l’avevamo incontrato al polo opposto rispetto all’inerte piombo nella scala di conducibilità elettrica, termica, di luce e suono, ponendosi primo tra i metalli presi in considerazione. Questa grande conduttività riflette, come vedremo, la sua caratteristica di restituire tutto e di non tenere nulla per sé, come invece fa il piombo.

Anche osservando l’argento in forma nativa lo vediamo manifestarsi all’opposto delle forme cristalline e strutturate del piombo (o degli altri metalli “soprasolari”), nelle cosiddette “forme organiche” che ricordano capelli, muschi e felci, tipiche anche degli altri metalli “sottosolari” e dell’argentite (solfuro d’argento), il più comune minerale dell’argento, di aspetto molto diverso dal solfuro di piombo (galena). Argentite e galena si trovano sempre insieme negli stessi giacimenti (localizzati prevalentemente a occidente, nel continente americano), come forze polari che si attraggono nelle profondità terrestri, come se non possa esistere piombo senza argento, che tra l’altro è il suo antidoto. Tuttavia la quantità maggiore di argento presente sulla Terra si trova finemente suddivisa nelle acque dei mari, portandole in connessione con la Luna che regola le maree. Ed è proprio la Luna, l’astro più vicino alla Terra, con la sua orbita mutevole e col suo rapido tempo di rivoluzione (28 giorni contro i 29 anni di Saturno) a conferire all’argento la sua straordinaria mobilità interna e ad agire sui liquidi terrestri.

Per comprendere l’azione della Luna sui liquidi bisogna risalire a remote epoche dell’evoluzione del nostro pianeta, quando la Luna era ancora unita alla Terra e le sue forze formavano un liquido vitale che la nutriva, conferendole le forze “materne”. In epoche successive la Luna si separò dalla Terra e le sue forze iniziarono ad agire dall’esterno, indirizzandosi prevalentemente sui liquidi e negli organi riproduttivi degli esseri viventi (si veda Steiner, O.O. 13 “La scienza occulta nelle sue linee generali”).

Ciò era noto alle antiche civiltà che rappresentarono le divinità legate alla Luna sempre come “madri primordiali”, donatrici di vita e di fertilità agli esseri viventi e alla Terra tutta, divinità che proteggono la nascita e governano la saggezza della Natura. Ishtar, Iside, Artemide, Astarte, Maria, sono spesso rappresentate su un disco di luna piena o su una falce di luna, fornite di evidenti attributi materni, dalle numerose mammelle dell’Artemide Efesina all’ampio abbraccio di Iside che tutto comprende, crea, nutre e protegge (più avanti troveremo queste caratteristiche nel “tipo lunare”).

La capacità dell’argento di trattenere nella sostanza tali forze lunari è utilizzata con successo in terapia: viene impiegato per i disturbi di rigenerazione (di pelle, tessuti, organi) accrescendo l’azione del corpo eterico sui liquidi del corpo fisico e agendo da regolatore dell’organismo-acqua. Poiché il processo Luna-argento è attivo in tutti i processi di crescita e sviluppo corporei (ricordiamo che il settennio di vita sotto la guida della Luna è proprio il primo, quando tutte le forze dell’essere umano sono impegnate nei processi di crescita), agisce con particolare efficacia negli organi genitali. Infatti le funzioni riproduttive sottostanno in pieno alla corrente lunare, dunque l’utilizzo dell’argento risulta indispensabile quando esse vanno stimolate o regolarizzate, come per esempio nei casi di dismenorrea o sterilità maschile o femminile (sempre in bassa diluizione). Un altro distretto legato alla corrente lunare è il cervello, organo in cui sono attive le forze della riflessione e che risponde alla terapia con argento.

È interessante notare come descrivendo le sue proprietà terapeutiche, abbiamo già nominato le tre caratteristiche principali del metallo argento: riflettere, riprodurre, rigenerare (chiamate anche “le 3 R dell’argento”) che ora andremo a esaminare singolarmente.

Cosa significa in natura “riflettere”? Significa restituire più o meno inalterata una luce incidente: solo l’argento ha la capacità di formare uno specchio perfetto. Se formiamo uno specchio con altri metalli, nell’immagine restituita ci sarà sempre qualcosa del metallo utilizzato (per esempio una colorazione rosa negli specchi di rame) o il metallo stesso tratterrà della luce in sé, e si avrà l’oscuramento come in uno specchio di piombo o di ferro. L’argento, che come abbiamo visto non tiene nulla per sé, non assorbe nemmeno in minima parte la luce raggiante restituendola intatta, e non vi mescola nulla del suo essere, si ritrae interamente, mostrando solo immagini speculari. Steiner affermava appunto che il piombo parla sempre di se stesso, mentre l’argento parla sempre di ciò che è intorno a lui. In fondo non fa altro che mostrare le sue qualità lunari condensate nella sostanza: la luna come uno specchio riflette la luce del sole e con lo stesso processo anche l’uomo, tramite il cervello, riflette i pensieri del mondo.

Per comprendere l’altra sua qualità, il “riprodurre”, basta pensare al processo fotografico. L’argento si lascia sciogliere facilmente dagli acidi formando sali sensibilissimi alla luce (all’opposto, ancora una volta, dei pigmenti al piombo che rifiutano la luce e rimangono inalterati per secoli) che tornano immediatamente allo stato di argento metallico una volta illuminati. La fotografia, fin dai suoi albori, si basa proprio sulla proprietà dell’argento di “materializzare” la luce: una lastra coperta di argento nitrato (bianco) viene impressionata dalla luce in alcuni punti e il sale lì torna argento metallico (nero), ottenendo così il negativo. Ripetendo il processo all’inverso si ottiene la fotografia… e che cos’è la fotografia se non un’immagine che riproduce senza alterazioni un attimo già passato?

La stessa qualità di riproduzione dell’argento la osserviamo nella sua capacità di riprodurre un suono chiaro e puro. Non si dice forse “una voce argentina”? Anche la sonorità che l’argento mostra nello spandere le proprie onde è una forma di eterna riproduzione. Ciò risulta visibile nel noto esperimento degli “anelli di Liesegang”, dove la macchia di cromato d’argento si espande in tutte le direzioni sotto forma di onde che si allargano in cerchi concentrici, come quelle di un sasso buttato in un lago, in ripetizioni ritmiche come le vibrazioni del suono.

W.A. Bouguereau, “Alma Parens” (1883)

Le qualità di ripetizione e ritmo ci portano alla terza “R”, il “rigenerare” presente nei cicli riproduttivi della natura che sottostanno alle forze ritmiche del processo lunare, basti pensare al germogliare delle piante o al ciclo mestruale. L’argento porta in sé queste forze di vita che si mostrano anche nella sua facilità a formare colloidi, cioè sali sempre in movimento, connessi con la vita (tutti i fluidi vitali come sangue o linfa sono colloidi). A tutto ciò va aggiunta la sua straordinaria affinità con lo zolfo, elemento della proteina e della vita: ne bastano tracce nell’aria, o quello prodotto dalla pelle, che l’argento subito annerisce. Questo processo, visibile per esempio su posate o gioielli d’argento, è chiamato erroneamente “ossidazione”, ma in realtà si tratta di una “solforizzazione”, dal momento che l’argento non reagisce volentieri con l’ossigeno. Ecco quindi che si delinea il binomio argento-vita, polare a piombo-morte visto nello scorso articolo: se l’argento ci aiuta sul lato della vita, il piombo sul lato dello spirito.

J. Vermeer, “La lattaia” (1660)

Ne consegue che il “tipo lunare”, cioè quell’individuo che possiede un corpo astrale con tratti dominanti lunari, si presenta affine alla vita fin nell’aspetto fisico: sempre fresco e vitale, dimostra meno anni, di aspetto rigoglioso e naturale, pelle bianca, labbra carnose, guance piene. Si accorda bene col temperamento flemmatico, infatti è sedentario, casalingo, legato alla famiglia, alla patria, ai legami di sangue, con uno spiccato senso di cura e premurosa protezione per le persone che costituiscono il suo nido domestico. La sua realizzazione di vita è costituita dal matrimonio e dalla famiglia, dalla maternità o paternità, mentre il fallimento in questi campi rappresenta la sua maggiore sofferenza.

Oltre che nella sua affinità alla vita, nel tipo lunare troviamo altre caratteristiche dell’argento nel suo essere in armonia con i ritmi della natura: va a letto presto e si sveglia al sorgere del sole per eseguire ogni giorno il suo lavoro quotidiano teso alla cura della casa e dei cari, in una routine che nella sua ripetizione costituisce la sua stessa ragione di vita. Ovvio che un individuo del genere sarà portato, e si realizzerà, in tutti quei mestieri che richiedono dedizione e assistenza o simbiosi coi ritmi naturali: agricoltori, allevatori, casalinghe, infermieri, maestre, assistenti sociali. Un eccesso di disposizioni lunari porta all’ossessione per la salute e i bisogni fisici, a un vivere materialista che spesso sfocia in una vita dissoluta e istintuale. Al contrario, una carenza configura un individuo privo di qualunque sano rapporto con la natura, la salute, il nido domestico, che rifiuta la famiglia o, quando c’è, se ne disinteressa trascurandola.

Nel prossimo articolo incontreremo Giove e il suo metallo stagno.

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