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PASSERÒ PER PIAZZA DI SPAGNA

Perché Roma in primavera è così, uno sfolgorare di luce e colori, fiori e odori, spesso tanto invadente da riuscire a mascherare con una pennellata di retorica felicità anche il male di vivere. L’atmosfera di stamattina mi ha infatti ricordato la struggente “Passerò per piazza di Spagna”, una delle ultime poesie di Cesare Pavese, dedicata all’amore non corrisposto per Constance Dowling, scritta poco prima di togliersi la vita nell’agosto del 1950.

“Sarà un cielo chiaro.
S’apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell’aria ferma.

I fiori spruzzati
di colori alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.

S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane ‒
sarà questa la voce
che salirà le tue scale.

Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S’aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.

Sarai tu ‒ ferma e chiara.”

Cesare Pavese, “Passerò per piazza di Spagna” (da “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, Einaudi, 1951)

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