Blog

UN FUOCO FATUO CHE CI ILLUMINA ANCORA

“I drogati sono i mistici di un’epoca materialistica che, non avendo più la forza di animare le cose e di sublimarle in simbolo, operano su di esse un procedimento inverso di riduzione e le consumano e le logorano fino a raggiungere in esse il nucleo del nulla. Essi sacrificano al simbolismo dell’ombra per controbattere il feticismo del sole, che detestano perché ferisce occhi già stanchi.”

Nel novembre di 90 anni fa, moriva suicida con un colpo di rivoltella al cuore lo scrittore surrealista-dadaista Jacques Rigaut, appena trentenne. La parabola della sua vita geniale e dissoluta viene raccontata nelle sue ultime fasi dall’amico Pierre Drieu La Rochelle nel romanzo “Fuoco fatuo” (titolo originale “Le feu follet”), da cui è stato tratto il film omonimo di Louis Malle nel 1963. Purtroppo nel film, che risente del noioso bigottismo anni ’60, Rigaut non viene presentato come eroinomane, ma come “semplice” alcolizzato (dove tra l’altro si intravede bere in una sola scena), il che va a sovvertire completamente la valenza del suo essere tossicomane in rapporto alla società del tempo.

Ovvio che consiglio la lettura del romanzo – forse la produzione migliore di Drieu La Rochelle, morto anch’egli suicida nel 1945 – nel quale non si racconta solamente la vita dannata di Rigaut, ma di tutta quella generazione di artisti ribelli uscita dalla Prima Guerra, una generazione che cercava, in quel decennio irripetibile dei “folli” anni ’20, la sua strada, fosse anche quella di chiamarsi fuori da un’Europa in deriva materialistica, dove l’arte e il culto della Bellezza cantavano – in un ultimo ineguagliabile barbaglio di splendore – il loro requiem.

Libri

SULLA CIMA DEL MONDO

Nell’autunno del 1919 il tenente Saverio Gualtieri, reduce di guerra, fugge dall’Italia borghese per bruciare di vita nella Fiume libertaria di Gabriele d’Annunzio, la città dove tutto è possibile, dove si vive e si sogna la rivoluzione. Sarà proprio lui a raccontare in un brillante stile futurista quell’anno vissuto in un vortice di sesso, guerra, droga, spie, ideali, beffe e amori.

Un romanzo appassionante, basato su una fedele ricostruzione storica e documentaria, che ci fa vivere in prima persona uno dei momenti più liberi e ribelli del nostro Novecento.

Epigrafe tratta dal Manifesto del Futurismo.

12 Settembre 1919 – La Marcia di Ronchi verso Fiume.

Incipit del romanzo, con la narrazione della Marcia di Ronchi.

Bambine fiumane, 1920.

La “crociata degli innocenti”, febbraio 1920.

Opuscolo originale del 15 giugno 1920 dedicato alla festa del patrono di Fiume.

Narrazione della festa di San Vito con stralci dell’opuscolo di Mino Somenzi.

I coniugi Igliori, Fiume 1920.

Scena del romanzo ambientata del dicembre del 1920, poco prima del Natale di sangue.

Manifesto originale del concerto di Toscanini e gli orchestrali della Scala, Fiume 21 novembre 1920.

Narrazione di un momento del concerto di Toscanini. Sono riportati tutti i brani eseguiti dal Maestro.

Gabriele d’Annunzio arringa le truppe, Fiume 1920.

Momento del Natale di sangue, narrato in stile futurista.

Quarta di copertina del romanzo.

Libri

L’ANGE DE LA DÉCADENCE

À la suite d’une rupture amoureuse, un jeune artiste quitte Rome et choisit de se réfugier dans un palais vénitien, tour d’ivoire où il fera de sa propre vie une oeuvre d’art, l’esthétisme devenant sa règle de vie, au-delà du bien et du mal. Ce dandy moderne, en perpétuelle errance, passe par Paris, Rome et l’Inde, pour toujours revenir à Venise, entraînant dans sa poursuite du plaisir et de la beauté deux femmes et un homme, ce petit groupe vivant des amours hors normes en une course à l’abîme affranchie de toute règle morale.

Roman néo-décadent dans la tradition de Gabriele D’Annunzio, où la raison esthétique rejette les codes et la vulgarité du monde moderne ; c’est un texte provocateur, ironique, passionné, à contre-courant des modes, au ton tour à tour poétique et cru, chargé d’émotion et de désespoir, situé dans une Venise toujours inspiratrice et mortifère.

Lawrence Alma Tadema – The roses of Heliogabalus, 1888.
Incipit du roman.
Belvedere du Pincio, Rome.
Chateau de Merteuil, France.
Ile de San Giorgio Maggiore, Venise.
Un Carnaval à Venise.
Ile du cimetière de San Michele, Venise.
Cafè Florian, Venise.
Quatrième de couverture du roman.
Les Tétrarques, Venise.
Libri

IL SOLE A OCCIDENTE

Un giovane artista sceglie di rifugiarsi nella sua torre d’avorio a Venezia e di fare della propria esistenza un’opera d’arte, elevando l’estetismo a etica di vita al di là del bene e del male. Nella sua sofferta quanto anacronistica ricerca di bellezza, questo dandy contemporaneo condurrà i suoi giorni oltre ogni regola morale e materiale tra la città lagunare, Roma, Parigi e l’India.

Romanzo neo-decadente, provocatorio, ironico, controcorrente, poetico e allo stesso tempo crudo, che trascina il lettore in una realtà governata dalla sola ragione estetica, destinata inevitabilmente a scontrarsi con un mondo massificato in cui la Bellezza è ormai sconfitta.

Epigrafe del libro.
Lawrence Alma Tadema – Le rose di Eliogabalo, 1888
Incipit del romanzo.
Belvedere del Pincio, Roma.
Il castello dei marchesi di Merteuil, Francia.
Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia.
Un Carnevale a Venezia.
Isola del Cimitero di San Michele, Venezia.
Caffè Florian, Venezia.
Quarta di copertina.
I Tetrarchi – Basilica di San Marco, Venezia.